Il Canada non ha voluto curare Down e malati di Sla

A volte scrutiamo con lo sguardo oltre confine e con occhi pieni di amore e ammirazione, ci guardiamo allo specchio e facciamo molta autocritica su questioni sulle quali forse dovremmo elogiarci. Negli anni ci siamo lamentati della sanità italiana, delle inefficienze e dei ritardi riducendoci puntualmente a rammaricarci di come l’erba del vicino fosse più verde. Noi italiani siamo sempre stati i campioni dell’autocritica (non costruttiva), ci siamo sempre sentiti inferiori a tutti i nostri simili, sia lontani che vicini. Dovremmo imparare però ad essere fieri di ciò che siamo e guardare alle nostre efficienze, al nostro essere umani. L’umanità e il senso di compassione, scopriamo in questo periodo di Covid che è rimasta una prerogativa di poche persone.

Avvenire.it ne ha parlato il 12 giugno 2020 in un lungo articolo di come in assoluta segretezza il governo della provincia francofona del Quebec, abbia distribuito nel mese di aprile un protocollo secondo il quale i medici e gli ospedali avrebbero dovuto negare in caso di carenza di letti, i respiratori a persone affette da sindrome di Down, Parkinson, Sla o grave disturbo autistico. Non sorprende che sia proprio il Quebec ad aver fatto girare questo protocollo dato che proprio la regione francofona canadese, ha già fatto da apripista sul suicidio assistito. Il problema di una liberalizzazione eccessiva dei diritti dell’essere umano è che si rischia di aprire anche alla liberalizzazione della morte, con il pericolo che siano altri a decidere per noi se sia giusto vivere o morire.

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